Jenna Ortega con “Klara and the Sun” alla Festa del Cinema di Roma (Video)

Alla Festa del Cinema di Roma, Jenna Ortega ha presentato in anteprima, insieme al regista Taika Waititi, il suo ultimo film “Klara and the Sun”, ha parlato del suo robot speciale, del del rapporto con la tecnologia e della vita sotto i riflettori. 

Roma si è tinta di fantascienza e di sentimento. Alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma è arrivata Jenna Ortega per presentare Klara and the Sun, accolta con entusiasmo all’Auditorium Parco della Musica.

Abbiamo visto il film in anteprima, e possiamo dirlo senza giri di parole: ci è piaciuto davvero tanto. Klara and the Sun è un’opera delicata e sorprendente, che parla di solitudine, cura e legami umani attraverso lo sguardo di chi, almeno sulla carta, non dovrebbe provare nulla. Commuove senza forzare la mano e resta in testa anche dopo i titoli di coda.

Da Mercoledì Addams a Klara

Per milioni di spettatori Jenna Ortega è ancora la Mercoledì della serie Netflix. Qui cambia registro: interpreta Klara, un’Amica Artificiale progettata per fare compagnia e offrire sostegno emotivo a una ragazza malata. Dietro la macchina da presa c’è Taika Waititi, premio Oscar per Jojo Rabbit, che adatta il romanzo di Kazuo Ishiguro con una sceneggiatura firmata da Dahvi Waller. Nel cast, accanto a Ortega, ci sono Amy Adams, Mia Tharia, Natasha Lyonne e Steve Buscemi.

Come si interpreta un robot (senza sembrare un robot)

Ortega, in conferenza stampa, ha spiegato di essersi chiesta, leggendo il copione, quale fosse il giusto equilibrio. «È un robot e non sapevo cosa significasse davvero vederlo personificato», ha raccontato. «Ne abbiamo visti di tutti i tipi, alcuni letteralmente di metallo, altri con la pelle come Terminator».

La chiave è stata l’intelligenza emotiva di Klara. «L’entusiasmo per la vita è uno dei punti di forza della storia, uno dei principali legami con il pubblico», ha spiegato l’attrice. «Non volevamo che la qualità robotica distraesse o rendesse più difficile entrare in connessione».

Per costruire la fisicità del personaggio, ci si è confrontati con Waititi e con gli altri interpreti delle Amiche Artificiali, definendo le movenze di base. Poi Ortega ha avuto più libertà: «Klara è un po’ rotta e un modello più vecchio, quindi ho potuto concedermi più leggerezza, essere un po’ più goffa, cadere ovunque, essere più buffa». Tra i riferimenti, i grandi comici del cinema muto: «Siamo stati influenzati da comici fisici che amiamo, come Buster Keaton». E poiché gran parte del lavoro di Klara è imitare, aggiunge, il tempo passato con gli altri personaggi ne ha influenzato comportamenti e movenze, sempre restando «piuttosto umani».

Un robot che insegna a connettersi

Per Ortega il cuore della storia è un altro. «Quello che amo di questa storia è che, pur non comprendendo del tutto il mondo o cosa sia l’amore e da dove venga, Klara riesce a riconoscerlo nelle persone intorno a lei e le guida a connettersi a un livello nuovo». In un mondo distopico in cui i personaggi sono negligenti l’uno con l’altro senza volerlo, «troppo nervosi, insicuri e presi dal proprio io», trova dolce che Klara riporti l’attenzione sulle persone: «sulla connessione umana, non su quella artificiale».

Tecnologia e intelligenza artificiale

Inevitabile la domanda sul futuro. Ortega non ha giri di parole: ritiene che il progresso tecnologico andrà avanti comunque, perché «siamo molto avidi e gli esseri umani non hanno mai saputo quando fermarsi». Molte innovazioni di oggi, a suo giudizio, nascono «per comodità, ma anche per ego e per il desiderio di fare qualcosa che non è mai stato fatto», non sempre a beneficio delle persone.

Il paragone è con i social media: «È molto più facile interagire dietro uno schermo, farlo di persona è diverso». I più giovani, osserva, vivono ansie sociali più intense, e l’intelligenza artificiale rischia di spingere ancora oltre questo disagio, «rendendo quasi impossibile qualcosa che per noi è così naturale».

Perfezionismo, messaggi e il peso di essere un modello

Una domanda ha toccato la pressione di trasmettere messaggi positivi, soprattutto al pubblico più giovane. Ortega ha ricordato gli inizi nella televisione per ragazzi: «C’era molta pressione, ti insegnano a comportarti e a parlare in un certo modo, tutte cose buone e dolci». Si definisce «una perfezionista, o in certi sensi un’estremista»: quando si impegna in qualcosa, spiega, le è difficile fermarsi.

Con il tempo, però, il suo approccio è cambiato. «Crei un progetto e vuoi che qualcuno ne tragga qualcosa di buono, ma a volte quel qualcosa è una lezione. A volte è emotivo, a volte ti rende triste, a volte arrabbiato». E Klara, per lei, è stata una boccata d’aria: «era diversa da tutto ciò che stavo facendo, guarda il mondo con ottimismo, gioia ed entusiasmo, cosa che i miei personaggi recenti non hanno avuto: erano depressi, lunatici, pieni di angoscia».

Ha poi raccontato un paradosso che conosce bene: «Mercoledì va in giro dicendo di voler uccidere le persone, eppure è uno dei personaggi più simpatici che abbia mai interpretato, quello con cui il pubblico si connette di più». Il suo compito, ha concluso, è servire la storia: «A volte significa essere antipatica o ingiusta, altre volte fare l’avvocato o il medico. Si tratta di conoscere il proprio posto nella storia. Voglio dei buoni messaggi, ma le buone lezioni arrivano in forme diverse».

E se Mercoledì incontrasse un’Amica Artificiale?

Non è mancata la domanda divertente, che ha fatto ridere la sala: cosa succederebbe se Mercoledì avesse un’Amica Artificiale? Risposta secca: «Non durerebbe molto. L’amica artificiale non parlerebbe mai e finirebbe depressa». Poi, tra le risate: «Ma credo che Mercoledì adorerebbe avere qualcuno che fa quello che dice lei. Sappiamo tutti come tratta le cose».

La vita sotto i riflettori

Infine un passaggio più personale, su come proteggere la propria libertà. Ortega ha detto di sentirsi «molto fortunata» ad avere una famiglia e amici di una vita che non le hanno mai messo pressione. Ha ammesso che la popolarità è stata «una curva di apprendimento» e che il successo, a tratti, è stato «assolutamente travolgente e terrificante», con la sensazione di sentirsi «molto disconnessa dal mondo intorno».

Oggi, ha detto, è consapevole di essere una figura pubblica e che chiunque è libero di dire la sua online, ma sa anche che «non è ragionevole cercare di accontentare tutti: qualcuno si arrabbierà sempre, non tutti si connetteranno con te». «Non posso portare il peso del mondo sulle spalle. Posso solo cercare di essere la migliore versione di me stessa, imparare il più possibile ed essere gentile con chi mi sta intorno». E a chi si confronta con gli altri online, come fanno i ragazzi chiusi nelle loro stanze, risponde con una frase che chiude l’incontro: «Ora mi conosco».

Guarda la conferenza stampa di Jenna Ortega

Dopo anni di personaggi sopra le righe, Klara and the Sun regala a Jenna Ortega un ruolo di silenzi, goffaggine e meraviglia, e le sue parole in conferenza confermano quanto il personaggio le sia stato caro. Taika Waititi mantiene l’equilibrio tra tenerezza e malinconia che rendeva speciale il romanzo di Ishiguro. Un titolo che vi consigliamo di non perdere.

Autore

  • Angelo Costanzo

    Giornalista Professionista iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio e Fotoreporter. Si occupa di cinema, televisione, musica, spettacolo, arte e cultura. Da anni racconta eventi, festival, produzioni cinematografiche e musicali e protagonisti del mondo dell’intrattenimento attraverso articoli, recensioni, approfondimenti e reportage video e fotografici. Editore e curatore di FilmSerieCanzoni.it