Alla Festa del Cinema di Roma Paul Bettany ha presentato la nuova serie Marvel/Disney+, “VisionQuest”, insieme a Ruaridh Mollica: dalla paura prima di WandaVision all’aneddoto sull’italiano, fino all’intelligenza artificiale e al messaggio di accettazione che la serie vuole portare ai più giovani.
Per l’anteprima di VisionQuest, disponibile su Disney+, Paul Bettany ha scelto di parlare soprattutto di emozioni, di identità e di chi si sente un outsider. Alla Festa del Cinema di Roma sono stati presentati due episodi della serie e un’anticipazione del terzo.
La Marvel? “Stranamente boutique”
Bettany ha esordito smontando un luogo comune: è facile immaginare la Marvel come “una macchina infernale che sforna prodotti”, ma la sua esperienza di vent’anni racconta altro. Ha trovato un ambiente “incredibilmente collaborativo e stranamente boutique”, con poche persone con cui discutere i progetti. Il personaggio di Visione, ha ricordato, è nato da un’idea di Kevin Feige ed è stato arricchito da Jac Schaeffer.
La paura prima di WandaVision
L’attore ha ricordato come si sentivano sul set di WandaVision: pensavano che la serie sarebbe uscita dopo The Falcon and the Winter Soldier, convinti che fosse quest’ultima ad aprire il catalogo di Disney+. Per questo si sentivano liberi, al lavoro su un “piccolo puzzle” per nerd e per “gente strana come noi”. Quando hanno scoperto che sarebbe toccato a loro il lancio della piattaforma, “siamo diventati tutti terrorizzati”. Era una serie diversa da tutte le altre Marvel, eppure è stata accolta con entusiasmo.
I fan di Visione e il bambino che era
Il passaggio più sentito riguarda il pubblico. Per Bettany è troppo facile guardare dall’alto in basso i film di supereroi. Chi lo ferma per parlargli di WandaVision e di Visione gli ricorda il bambino che era a scuola: bullizzato, emarginato, convinto che nel mondo adulto non ci fosse posto per lui. Per questo, ha spiegato, è importante che queste persone “si sentano viste”. Le emozioni umane nuove che ha scoperto, ha aggiunto, le deve solo all’essere padre e marito.
L’italiano, la moglie Jennifer Connelly e il regista bugiardo
Il momento più divertente è arrivato con la domanda sulla scena in cui padre e figlio parlano in italiano. Bettany ha scherzato: “il regista mi ha mentito”. L’idea era di imparare la battuta e poi doppiarlo con una profonda voce italiana, effetto che lui riteneva esilarante in bocca a Visione. Il regista invece ha lasciato la sua voce.
Non è stato facile, anche perché, ha raccontato, quando prova a parlare italiano la moglie Jennifer Connelly interviene per l’imbarazzo. Lei lo parla fluentemente: da bambina, a dieci anni, ha girato due film in Italia, tra cui C’era una volta in America, “un capolavoro”. Poi l’omaggio al nostro Paese: la coppia viene spesso in Italia perché Bettany è convinto che, se Dio si è riposato, “abbia passato cinque giorni sull’Italia e poi abbia fatto di corsa tutto il resto”. I due hanno anche lavorato insieme a Roma, sul set del film di Tom Ford.
L’intelligenza artificiale: Ultron contro Visione
Sul tema dell’IA, Bettany ha chiarito che la serie è stata girata un anno e mezzo fa e che l’argomento è stato toccato solo “in modo obliquo”: la tecnologia corre così veloce che non volevano datare il racconto. Il modello, però, è lo stesso da sempre. Ultron è la versione cupa dell’IA, che vuole sottomettere l’umanità ed è disgustata dalla nostra inefficienza. Visione è il futuro buono, che vuole potenziare gli esseri umani e pensa che l’inefficienza sia ciò che li rende belli. “La democrazia è inefficiente, i bambini sono inefficienti, e anche l’arte lo è.” Ma, ha precisato, la serie non è una dissertazione sul futuro del rapporto tra uomo e intelligenza artificiale.
Identità, cambiamento, accettazione
Tra tutte le versioni del personaggio, Bettany ha detto di essersi divertito con ognuna: l’”arancia onnipotente” delle origini, l’innamorato, quello morto e resuscitato. In WandaVision, con Elizabeth Olsen, aveva trovato “una corsia tutta nostra” nel grande universo Marvel: il romanticismo, il lutto e la perdita dell’amore.
Il Visione di VisionQuest ha invece i ricordi ma non riesce più a toccare le emozioni, ed è in uno stato di negazione. È una storia di identità. Per l’attore Visione ha un patto con i giovani spettatori, che vivono una fase di cambiamento e hanno davanti scelte “urgenti”: anche lui deve restare sempre in trasformazione. Il messaggio, in senso ampio e tutto Marvel, è l’accettazione di ciò che si è e di ciò che è accaduto. Parlare in modo toccante a chi non frequenta il cinema d’autore conta quanto qualsiasi altra cosa, ha concluso Bettany. E, alla domanda di SpettacoloMania.it, ha chiuso la conferenza con una battuta secca, riferita al suo personaggio: è la storia di un uomo che deve accettare chi è. “Un robot.”
Il nostro incontro con Paul Bettany alla Festa del Cinema di Roma:
Foto: Angelo Costanzo
