Dal 2 al 12 settembre il Lido ospita l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Danny Boyle apre il Concorso con “Ink”, Nanni Moretti guida una presenza italiana che comprende anche Marco Bechis, Edoardo De Angelis, Andrea Pallaoro e Paolo Strippoli. Tra i protagonisti internazionali Hirokazu Koreeda, Lee Chang-dong, Werner Herzog, Martin McDonagh, Robert Pattinson, Penélope Cruz e Javier Bardem. George Clooney ed Ellen Burstyn ricevono i Leoni d’oro alla carriera.
Alla vigilia dell’apertura, la Mostra del Cinema di Venezia 2026 si presenta come un’edizione costruita su un equilibrio particolarmente evidente tra grandi autori, ritorni attesi, cinema italiano, star internazionali e opere che intercettano alcuni dei nodi più inquieti del presente.
L’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, diretta da Alberto Barbera, si svolge al Lido dal 2 al 12 settembre 2026, ma la prima immagine dell’edizione arriva già il 1° settembre con la preapertura dedicata a Tinto Brass. Al centro resta il Concorso per il Leone d’oro, arrivato a 21 titoli dopo l’inserimento nelle ultime settimane di Naza, ma intorno alla competizione principale si sviluppa un programma che attraversa Orizzonti, Venezia Spotlight, Venice Open – Fuori Concorso, Venezia Classici e Venice Immersive.
Barbera accompagna questa edizione con una riflessione sulle trasformazioni che stanno modificando profondamente il cinema, a partire dall’Intelligenza Artificiale. Il direttore considera il momento attuale paragonabile, per portata, alle grandi svolte tecnologiche del passato e annuncia che proprio il rapporto tra cinema e IA sarà affrontato nel corso della Mostra.
Tinto Brass apre simbolicamente Venezia 83
Prima ancora della cerimonia inaugurale, Venezia torna alla propria storia.
La sera del 1° settembre, in Sala Darsena, viene presentata la versione restaurata in 4K di “Col cuore in gola”, thriller pop diretto da Tinto Brass nel 1967, interpretato da Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin e realizzato con la consulenza grafica di Guido Crepax.
Il film, già passato fuori concorso alla Mostra nel 1967, appartiene alla fase più sperimentale e meno conosciuta del regista veneziano. Il restauro è stato realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale con il supporto di Netflix. La scelta permette così a Venezia 83 di aprirsi non con il red carpet, ma con un recupero della memoria del cinema italiano.
Danny Boyle inaugura il Concorso con Ink
L’apertura ufficiale del 2 settembre è invece affidata a “Ink” di Danny Boyle, presentato in prima mondiale e direttamente in Concorso.
Il regista di Trainspotting e The Millionaire porta al Lido un film scritto da James Graham e interpretato da Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy. La storia torna al 1969 e alla nascita del nuovo modello di tabloid costruito da Rupert Murdoch e Larry Lamb, mettendo al centro una trasformazione del giornalismo che anticipa molti dei meccanismi dell’informazione contemporanea.
È un’apertura particolarmente significativa per un’edizione che sembra interrogarsi più volte sul rapporto tra rappresentazione, comunicazione, potere e realtà. Boyle utilizza la storia della stampa popolare per guardare indirettamente al presente, in un momento in cui social network, algoritmi e intelligenza artificiale stanno nuovamente cambiando il modo in cui le informazioni vengono prodotte e consumate.
George Clooney riceve il Leone d’oro nella serata inaugurale
La prima serata avrà anche uno dei momenti mediaticamente più forti della Mostra.
George Clooney riceverà infatti il Leone d’oro alla carriera durante la cerimonia inaugurale del 2 settembre. A tenere la laudatio sarà Laura Dern, che nel 2025 aveva recitato accanto a Clooney in Jay Kelly di Noah Baumbach, presentato proprio a Venezia.
A condurre la cerimonia saranno Greta Scarano e Nicolas Maupas, chiamati anche a guidare la serata conclusiva del 12 settembre, quando verranno assegnati il Leone d’oro e gli altri premi ufficiali.
Il Concorso: 21 film e un programma senza un unico centro
Il Concorso di Venezia 83 non sembra costruito intorno a uno o due titoli dominanti. La selezione riunisce invece 21 opere in prima mondiale, affiancando cineasti ormai centrali nel cinema internazionale ad autori meno prevedibili e a una presenza italiana particolarmente consistente.
Oltre a Danny Boyle, arrivano Casey Affleck con Company, Werner Herzog con Bucking Fastard, Hirokazu Koreeda con Look Back, Lee Chang-dong con Possible Love, Martin McDonagh con Wild Horse Nine, Florian Zeller con Bunker e Lance Oppenheim con Primetime.
Sono film molto diversi, ma proprio questa diversità sembra uno dei tratti distintivi della selezione.
Koreeda porta al cinema il mondo del manga con Look Back
Tra i titoli più curiosi c’è “Look Back” di Hirokazu Koreeda.
Il regista giapponese segue Fujino e Kyomoto, due ragazze unite dalla passione per il disegno e dal sogno di diventare autrici di manga. La storia attraversa tredici anni delle loro vite e permette a Koreeda di tornare sui temi della crescita, dell’amicizia e del tempo, questa volta attraverso il rapporto con la creazione artistica.
Lee Chang-dong torna con Possible Love
Particolarmente atteso anche Lee Chang-dong, che presenta Possible Love.
Al centro ci sono due coppie sposate: da una parte un uomo che ha perso il lavoro e sua moglie, dall’altra una documentarista e il marito. L’incontro tra i quattro, nato attorno alla realizzazione di un documentario, porta in superficie differenze sociali e desideri nascosti. Nel cast figurano Jeon Do-yeon, Sul Kyung-gu, Zo In-sung e Cho Yeo-jeong.
Martin McDonagh tra Cile, CIA e Isola di Pasqua
Con “Wild Horse Nine”, Martin McDonagh costruisce invece una storia ambientata poco prima del golpe cileno del 1973.
John Malkovich e Sam Rockwell interpretano due agenti della CIA inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro superiore, interpretato da Steve Buscemi. Nel cast figurano anche Tom Waits e Parker Posey.
La cornice storica incontra così il gusto di McDonagh per personaggi ambigui, dialoghi taglienti e situazioni che possono cambiare improvvisamente registro.
Robert Pattinson torna a Venezia con Primetime
Uno dei titoli destinati ad attirare maggiormente il red carpet è “Primetime” di Lance Oppenheim.
Il film vede protagonista Robert Pattinson, accanto a Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers, e torna al 2006 e al fenomeno televisivo legato a To Catch a Predator e al conduttore Chris Hansen.
Anche qui il tema della televisione, dell’informazione e della trasformazione della realtà in spettacolo finisce per dialogare indirettamente con Ink, suggerendo uno dei possibili fili sotterranei di Venezia 83.
Penélope Cruz e Javier Bardem insieme in Bunker
Il Concorso si chiude sul fronte delle grandi star con “Bunker” di Florian Zeller.
Penélope Cruz e Javier Bardem interpretano una coppia sposata da diciassette anni la cui relazione viene messa in crisi quando lui, architetto, accetta di progettare un bunker destinato a un miliardario della tecnologia.
Nel cast ci sono anche Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger. Zeller utilizza il thriller per interrogarsi sulle paure della contemporaneità, sulla sicurezza, sul denaro e sulle conseguenze morali delle scelte individuali.
Il cinema italiano in Concorso: cinque registi per cinque direzioni diverse
Uno degli elementi più forti di Venezia 83 è la presenza italiana nella competizione principale.
Sono cinque i registi italiani in corsa: Nanni Moretti, Marco Bechis, Edoardo De Angelis, Andrea Pallaoro e Paolo Strippoli. Più che una rappresentanza compatta, compongono però cinque idee molto differenti di cinema.
Nanni Moretti e una storia d’amore sul tempo sbagliato
“Succederà questa notte” segna il ritorno di Nanni Moretti in concorso a Venezia.
Il film nasce dai racconti dello scrittore israeliano Eshkol Nevo ed è stato scritto da Moretti insieme a Federica Pontremoli e Valia Santella. Nel cast ci sono Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Melina Åkerman, Elena Lietti e lo stesso Moretti.
Al centro c’è una storia d’amore segnata dagli incontri che sembrano avvenire sempre nel momento sbagliato, ma anche il rapporto con il tempo, con le occasioni perdute e con la possibilità che la vita conceda una nuova possibilità.
The Echo Chamber, Pallaoro dirige una sceneggiatura firmata anche da Bertolucci
Tra i film italiani più intriganti sulla carta c’è “The Echo Chamber” di Andrea Pallaoro.
Il cast mette insieme Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, mentre la sceneggiatura porta le firme di Bernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.
Il film racconta una relazione nella quale amore, dipendenza, cura, controllo e ossessione finiscono per sovrapporsi. Per Pallaoro è anche la prima esperienza alla regia su una sceneggiatura non originata direttamente da lui.
Paolo Strippoli porta l’inquietudine familiare in L’estranea
Con “L’estranea”, Paolo Strippoli porta invece il cinema italiano verso territori più oscuri.
Jasmine Trinca interpreta una donna che si presenta improvvisamente a casa della figlia per rivelarle un segreto familiare rimasto nascosto per vent’anni e legato a un patto stretto con una misteriosa estranea.
Nel cast figurano anche Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. Il film utilizza la dimensione del mistero per interrogarsi sul desiderio di una madre di controllare il destino dei propri figli.
Edoardo De Angelis porta sullo schermo Antonio Franchini
Edoardo De Angelis presenta “Il fuoco che ti porti dentro”, tratto dal romanzo di Antonio Franchini.
Il protagonista Antonio ha lasciato Napoli da anni e costruito a Milano una nuova vita, ma l’arrivo della madre Angela per Natale riapre un rapporto fatto di amore, conflitto e ferite mai completamente risolte.
A interpretare il film sono Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich, Ivana Lotito e Tommaso Ragno. La sceneggiatura è firmata da Francesco Piccolo, Ilaria Macchia e De Angelis.
Marco Bechis torna in Argentina
Il quinto titolo italiano è “Ritorno a Buenos Aires” di Marco Bechis.
Ambientato nel 2008, segue Mariano Guerra, che dopo trentatré anni vissuti in Italia torna in Argentina per testimoniare nel processo contro gli ex militari responsabili del suo sequestro e delle torture subite durante la dittatura.
Adriano Giannini è il protagonista di un film nel quale Bechis torna a confrontarsi con una materia che riguarda direttamente anche la propria biografia: lo stesso regista fu sequestrato durante la dittatura argentina.
La scelta, però, è quella della finzione, utilizzata per affrontare il peso della memoria e soprattutto la condizione di chi è sopravvissuto.
Naza porta Gaza direttamente dentro il Concorso
Il quadro del Concorso è stato modificato a pochi giorni dall’apertura dall’ingresso di “Naza”, documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, prodotto da The Guardian.
Girato sui tetti di Tel Aviv, il film affronta direttamente la guerra a Gaza e i sistemi attraverso i quali vengono condotte le operazioni militari israeliane contro la popolazione palestinese. La sua inclusione porta quindi nel cuore della competizione uno dei temi politici e umanitari più drammatici del presente.
Fuori Concorso: da Gianni Amelio e Mario Martone ad Al Pacino
La sezione Venice Open – Fuori Concorso è quasi una seconda Mostra dentro la Mostra.
Il cinema italiano presenta “Nessun dolore” di Gianni Amelio, con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea, e “Scherzetto” di Mario Martone, interpretato da Toni Servillo, Serena Rossi e Leonardo Lidi.
A questi si aggiunge “Dio ride” di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi e Carlo Cecchi nel ruolo di Papa Innocenzo X. Proprio Dio ride sarà il film di chiusura della Mostra il 12 settembre, dopo la consegna dei premi.
Sul fronte internazionale spiccano Al Pacino in Father Joe, Ellen Burstyn, Taika Waititi e Pamela Anderson in Place to Be di Kornél Mundruczó e Paul Schrader con The Basics of Philosophy.
Documentari: Elon Musk, Oasis, Wim Wenders e il cinema che guarda se stesso
Ancora più ampio è il settore non fiction.
Alex Gibney arriva con il monumentale Musk, dedicato a Elon Musk; Dylan Southern e Will Lovelace presentano Oasis: Don’t Look Back in Anger; Wim Wenders firma From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor.
Compaiono inoltre Sergei Loznitsa, Tsai Ming-liang, Takashi Miike, Barbara Kopple e la coppia Elizabeth Chai Vasarhelyi-Jimmy Chin.
Particolare anche la sottosezione Film on Films, nella quale figurano Nino – Un film su Nino Rota di Walter Fasano e “Joie de vivre” di Luca Guadagnino, opera dalla durata di oltre sette ore.
Sul versante seriale compare invece “Peccato” di Valerio Vestoso, con un cast amplissimo che comprende Emanuela Fanelli, Paola Cortellesi, Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Valerio Mastandrea, Geppi Cucciari, Ferzan Özpetek e Paolo Virzì.
Orizzonti: l’Italia guarda anche alle nuove direzioni
Se il Concorso raccoglie molti degli autori più affermati, Orizzonti continua a cercare nuove tendenze estetiche ed espressive.
La presenza italiana è significativa anche qui.
Anna Foglietta presenta Una storia, con Alba Rohrwacher e Guido Caprino; Edoardo Gabbriellini dirige La città dei vivi, con Valerio Mastandrea; Tommaso Landucci firma I figli della scimmia, con Riccardo Scamarcio e Fausto Russo Alesi; Alina Marazzi porta invece La ragazza con la Leica.
La giuria di Orizzonti è presieduta dalla regista e attrice francese Valérie Donzelli e comprende, tra gli altri, l’attrice italiana Barbara Ronchi.
Venezia Spotlight, da Gael García Bernal a Serpenti
Otto titoli compongono Venezia Spotlight, sezione dedicata a opere che cercano un rapporto originale con il pubblico.
Tra questi spicca “Hombre al agua” di Gael García Bernal, che figura anche nel cast insieme a Natalia Oreiro e Ricky Martin.
L’Italia è rappresentata da “Serpenti” di Roberto De Paolis Maino, con Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto e Valeria Golino.
George Clooney ed Ellen Burstyn, due Leoni alla carriera
Venezia 83 celebra due figure molto differenti del cinema americano.
Il primo Leone alla carriera va a George Clooney, che lo riceve il 2 settembre durante l’inaugurazione. Il secondo è destinato a Ellen Burstyn, protagonista di una carriera che attraversa oltre sessant’anni di cinema, teatro e televisione.
Il riconoscimento a Burstyn sarà accompagnato dalla proiezione di “Flesh Impact”, cortometraggio diretto da Maggie Gyllenhaal e dedicato a Marilyn Monroe nel centenario della nascita. Dakota Johnson interpreta Marilyn nel pieno della fama, mentre Burstyn ne incarna una versione più anziana. Nel cast figurano anche Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi.
Le masterclass: Clooney, Guadagnino, Chloé Zhao e Luc Besson
La Mostra non si esaurisce nelle proiezioni.
Dal 3 all’8 settembre la Match Point Arena ospita una serie di masterclass con alcuni dei protagonisti dell’edizione.
George Clooney apre gli incontri il 3 settembre; il 4 settembre Chloé Zhao dialoga con il direttore della fotografia Lukasz Zal; il 6 è la volta di Luc Besson; il 7 arriva Luca Guadagnino e l’8 chiude Ellen Burstyn.
Gli incontri di Clooney, Besson e Burstyn saranno trasmessi anche in streaming sul sito della Biennale.
Maggie Gyllenhaal presiede la Giuria
A decidere il Leone d’oro sarà una giuria internazionale guidata da Maggie Gyllenhaal.
Con lei siedono la regista tunisina Kaouther Ben Hania, il compositore britannico Daniel Blumberg, lo studioso italiano Francesco Casetti, il regista francese Xavier Giannoli, la regista afgana Shahrbanoo Sadat e il cineasta hongkonghese Johnnie To.
La giuria assegnerà, oltre al Leone d’oro, il Gran Premio della Giuria, il Leone d’argento per la regia, le due Coppe Volpi, il Premio Speciale della Giuria, il premio per la sceneggiatura e il Marcello Mastroianni destinato a un giovane interprete emergente.
Venezia Classici: il passato resta parte del presente
Accanto ai film nuovi, Venezia continua a dedicare uno spazio importante alla storia del cinema.
Venezia Classici presenta 19 restauri in prima mondiale, con opere di autori come Luis Buñuel, John Cassavetes, Roger Corman, Alexander Kluge, Ernst Lubitsch, Roman Polanski, Roberto Rossellini, Ettore Scola e Andrzej Wajda.
È qui che trova posto anche il restauro di Col cuore in gola scelto per la preapertura.
La sezione non viene pensata semplicemente come esercizio nostalgico: nella prospettiva indicata dalla direzione della Mostra, conservare e rivedere il cinema del passato significa continuare ad alimentare quello che verrà.
Venice Immersive compie dieci anni
Un altro confine della Mostra è quello rappresentato da Venice Immersive, la sezione dedicata alle forme narrative XR.
Nel 2026 festeggia il decimo anniversario dall’avvio delle prime esperienze veneziane dedicate alla realtà virtuale. Il programma comprende 68 progetti provenienti da 26 Paesi, tra opere in concorso, esperienze e mondi virtuali, e continua a svolgersi sulla Venice Immersive Island, l’isola del Lazzaretto Vecchio.
In un’edizione nella quale Barbera pone esplicitamente la trasformazione tecnologica tra le questioni centrali del cinema contemporaneo, la sezione acquista inevitabilmente un significato ancora più ampio.
Venezia è anche industria: il Venice Production Bridge
Dal 3 al 9 settembre torna anche il Venice Production Bridge, lo spazio professionale della Mostra dedicato all’industria cinematografica.
Mercato dei diritti, finanziamento dei progetti, incontri tra produttori, autori, distributori e piattaforme completano così la dimensione festivaliera del Lido. Venezia continua infatti a essere non soltanto una vetrina per i film già realizzati, ma anche uno dei luoghi in cui si decide una parte del cinema che arriverà negli anni successivi.
Dio ride chiude Venezia 83
La conclusione è affidata ancora una volta al cinema italiano.
Dopo la cerimonia del 12 settembre, durante la quale saranno annunciati i vincitori, verrà presentato in prima mondiale “Dio ride” di Giovanni Veronesi.
Ambientato nel Seicento e liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, il film mette al centro libertà, verità e rapporto con il potere. Nel cast Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi.
Venezia 83 tra memoria, presente e trasformazione
A leggere il programma nel suo insieme, l’83ª Mostra sembra muoversi continuamente tra memoria e trasformazione.
Il passato riaffiora nel ritorno alla dittatura argentina di Marco Bechis, nell’America Latina di Martin McDonagh, nel 1969 raccontato da Danny Boyle e nei restauri di Venezia Classici. Il presente entra invece attraverso Gaza, il potere della tecnologia, la trasformazione dell’informazione, le paure legate al futuro e le nuove forme della comunicazione.
In mezzo restano le relazioni umane: l’amore e il tempo nel film di Moretti, il rapporto tra madre e figlio in quello di De Angelis, dipendenza e controllo in The Echo Chamber, matrimonio e paura in Bunker, amicizia e creazione artistica in Look Back.
È forse proprio questa tensione a dare una prima identità a Venezia 83: una Mostra che continua a utilizzare il prestigio delle star e dei grandi autori, ma che prova contemporaneamente a chiedersi che cosa possa ancora raccontare il cinema mentre cambiano gli strumenti con cui guardiamo il mondo.
